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Date de création : 29.11.2012
Dernière mise à jour :
07.05.2016
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Marco Bechis va alle radici del fenomeno della propaganda fascista, una 'fabbrica del consenso' comune a tutte le dittature, ma che chiaramente assume una diversa valenza per noi spettatori e cittadini di oggi.
Credere, obbedire, combattere. Quale delle tre parole di questo motto rappresenta la chiave del Fascismo? Senza dubbio la prima e Marco Bechis lo spiega benissimo nel suo bel documentario, Il sorriso del capo, presentato nella sezione Festa mobile: Figure nel paesaggio del Torino Film Festival 2011. Credere come si fa con un dio misericordioso e vendicativo, come si fa quando il pensiero ed ogni capacità di discernimento si volatilizzano. Semplicemente e senza domande fuori luogo credere in Benito Mussolini. Padre di famiglia, guerriero virile, illuminato Capo di Stato (ogni segmento del documentario si chiude su un pezzo del discorso che un Mussolini in maniche di camicia fece proprio a Torino nel 1932), il Duce affascinava tutto il popolo italiano: seduceva l'intellettuale che in lui vedeva un modello culturale di riferimento e la casalinga 'strutturata' per allevare i fascisti di domani; l'operaio della fabbrica di stufe e lo studente universitario che insieme ad altre migliaia di persone radunate a piazza Venezia sentiva di poter davvero contribuire a rafforzare l'Italia. Uno di quei ragazzi, il padre del regista, la cui voce accompagna in certi punti le immagini di archivio dell'Istituto Luce, spiega ironicamente e senza mezzi termini il motivo di tanta abnegazione: 'Mi aveva convinto'